ARTE CONTEMPORANEA

11a Edizione -2014

ARTE SULL’ACQUA
Sine die

Undicesima edizione
Testo critico di Donata Negrini
Dal 3 al 7 settembre 2014, undicesima edizione di Arte sull’acqua, manifestazione d’arte contemporanea a cura dell’Associazione Culturale Non Capovolgere Arte Contemporanea, con la direzione artistica di Donata Negrini, Lorella Salvagni e Barbara Rincicotti. Come nelle dieci edizioni precedenti, il Rio di Mantova si trasformerà in un luogo inconsueto ed aperto di esposizione di grandi installazioni sull’acqua in dialogo con la musica. Il titolo di quest’anno Sine die indica l’essere contemporaneamente nel tempo e fuori dal tempo dell’arte: figlia del presente, ma destinata a proiettarsi verso un futuro indeterminato, talvolta coincidente con l’eternità. Interlocutrice letteraria prescelta per quest’edizione è Doris Lessing (1919-2013), esempio straordinario di donna indipendente e anticonformista, capace di misurarsi con scelte controcorrente pur di dedicarsi completamente all’arte. La sua scrittura ha costituito un punto di riferimento imprescindibile per diverse generazioni di donne alla ricerca della propria identità e libertà, e nel 2007 ha ricevuto il riconoscimento del premio Nobel per la letteratura.

Restituzione, installazione di Lorella Salvagni, legno e alluminio - metri 9 x 16
Opera musicale "lascia ch'io pianga" di Barbara Rincicotti.

Come una presenza trasportata fatalmente da molto lontano, l’installazione di Lorella Salvagni "Restituzione" fa emergere dall’acqua pezzi di un aereo che subito appare leggero, quasi immateriale nella sua levità, destinato più al volo che al trasporto di corpi o di oggetti. Il profilo dell’abitacolo, l’inclinazione dell’ala, la luminosità della superficie, alludono immediatamente al desiderio di librarsi nel cielo connaturato all’uomo fin dall’antichità, e nello stesso tempo evocano il pericolo di perdersi nel vuoto e di precipitare. Ma, appena un po’oltre, questi frammenti sollecitano risposte ipotetiche al mistero di trovarsi lì, in un luogo improbabile, trascinati da chissà dove, forse dopo un lungo viaggio, prima a mezz’aria e poi sospinti dalla corrente dell’acqua, attraverso paesaggi, climi, contesti diversi. E allora divengono enigmatici e affascinanti reperti di un passato indefinito, che, pur non esistendo più, chiede di non essere dimenticato e si offre al presente per ricevere un possibile riconoscimento, una potenziale ricomposizione, in vista di una nuova nascita.
L’opera musicale di Barbara Rincicotti “Oriento” propone due parti differenti tra loro, capaci però di mettersi in dialogo e poi di aprirsi ad un’ulteriore dimensione.L’incipit è solenne e insieme drammatico: coppie di accordi intervallati da lunghe pause rievocano, contraendola, una delle arie più famose di Haendel, “Lascia ch’io pianga”, creando un’atmosfera carica di tensione emotiva. Presto si sostituisce però un’armonia più frenetica, dove il sottofondo martellante del pianoforte è attraversato dalle vibrazioni veloci degli archi, che ci ricorda il ritmo accelerato delle nostre vite. Alternando la parte più lirica, intima, privata, e quella più pubblica, visibile, sociale, questi due temi continuano a riproporsi, interrompendo il bisogno di raccoglimento con il dinamismo dell’azione. Ma la quarta volta tutta l’orchestra irrompe all’improvviso con un tema diverso, che si eleva con dolcezza fino a preannunciare una fase inedita. Il corno e poi un suono prolungato, simile al sibilo di un aereo, danno così l’avvio alla seconda parte, che si avvolge su poche strofe musicali ripetute come un moderno mantra. E allora si viene trasportati in un gioco di leggerezza e spensieratezza, in cui lasciar andare ogni schema e costrizione, liberandosi dall’attaccamento alle cose, per incontrare finalmente la vertigine dell’assenza di ogni logos e consegnarsi a una nuova innocenza.


Primo pensiero, installazione in movimento perpetuo di Enrico Camontelli
Ferro, alluminio, plastica e legno - metri 2 x 6.

L’installazione di Enrico Camontelli “Primo pensiero” sfrutta la corrente dell’acqua per far muovere un mulino dalle linee essenziali, con una ruota verticale formata da sottili pale. Il dinamismo che accoglie con fiducia il flusso naturale del Rio e la sua forza si sposa con la regolarità di un meccanismo che preleva in un bicchiere una piccola quantità d’acqua, per elevarla verso il cielo e poi restituirla alla sua origine. La circolarità di questo movimento, in sé gratuito e apparentemente privo di finalità, simula con raffinatezza prima di tutto il ciclo della vita, che si dispiega - con gradazioni diverse - fra alto e basso, positivo e negativo, male e bene, buio e luce. Contemporaneamente ricorda anche il moto inarrestabile delle intelligenze umane, plurali e multiformi, che attingono materia dalla natura, ma poi si innalzano verso il mondo delle idee e lì escogitano i modi più proficui per rituffarsi nella fisicità, plasmandola a proprio beneficio. La vitalità da cui scaturisce l’ingegno umano, artefice di invenzioni sempre più evolute, squarcia così i confini della semplice contemplazione e si proietta con gioia verso la sapienza del fare.