ARTE CONTEMPORANEA

12a Edizione -2016

"Sternstunde- Grande momento"
di Regine Ramseier e Roberta Guillén-Ramelli

ARTE SULL’ACQUA
12a edizione 2016

"Fulgida" installazione di Lorella Salvagni ed "Errante" opera musicale di Barbara Rincicotti

"La luce della trasparenza" di Candida Ferrari

Testo critico di Donata Negrini

Grazie alla natura e all'acqua scopriamo la nostra verità: siamo insieme radice e flusso, e mentre scorriamo verso l'ignoto a cielo aperto, restiamo nel nostro alveo.
Destinare all'acqua il compito di accogliere opere d'arte significa aderire con coraggio alla sua potenza trasformatrice, senza temerne gli effetti, restando al contrario in vigile attesa di ciò che l'opera diverrà proprio grazie all'interazione con l'acqua, che può ridurre o ampliare, assorbire o espellere, schiacciare o espandere, eppure mai essere spazio neutrale.
Questa verità le artiste di Arte sull'acqua l'hanno imparata fin dall'inizio, dodici anni fa, e da subito ne sono rimaste affascinate: ogni volta ritornano al Rio con un'emozione speciale, un'apertura al possibile e all'inaspettato, che può tradursi progressivamente in un sentimento di complicità, poi di gratitudine, infine di affettuosa sorellanza.

L'installazione “Fulgida” di Lorella Salvagni evoca l'immagine di un viaggio; di primo acchito sembrerebbe restituire il relitto di un naufragio, tragico simbolo dell'esodo contemporaneo di migliaia di migranti in fuga dalla distruzione e dall'orrore. Perché quello che affiora dall'acqua, la testimonianza che resta, è solo l'albero maestro, leggermente inclinato, di una nave ora sommersa e perduta, partita chissà quando, da chissà dove.
Dalla cima di quell'altezza sottile le funi si dipartono con geometria regolare, per ricadere a grappoli tutto intorno; presto però scopriamo che non si tratta delle comuni corde per imbarcazione, ormai inutili a proseguire o invertire la rotta. Esse emergono dall'oscurità impregnate di luce, radiose, brillanti.
La loro luminosità descrive allora ai nostri occhi altre geografie possibili che sconfinano indietro nel tempo, fino a incontrare i miti e le fiabe della nostra infanzia, oppure balzano prepotentemente in avanti, liberando l'inesauribile desiderio di andare, di conoscere, di esplorare, comunque di partire.
Ci sembra di sentire la voce del vento attraversare il ricamo verticale di luce, sussurrare la possibilità di un futuro tutto da inventare, e nella luce incontriamo finalmente la promessa di una libertà incondizionata che non ha bisogno di percorrere nuove distanze per raggiungere la meta, perché la meta è nascosta dentro di noi.

L'opera musicale “Errante” di Barbara Rincicotti affronta la necessità originaria, radicale, di andare avanti cercando un senso, una direzione, non solo per la propria singola vita, bensì per la Storia, quella con la maiuscola, in cui siamo immersi tutti e che oggi ci fa paura, perché ancora attraversata dall'odio, dalla violenza e dalla guerra.
L'incipit annuncia subito l'inclinazione a un'espansione orizzontale attraverso i suoni dilatati dell'organo a percussione, in dialogo con gli arpeggi jazz del pianoforte. Ecco quindi che il tema principale prende vita agganciandosi al battere di Charleston e rullante, che incalzano, che spronano, innescando una tensione epica e solenne in cui classicità e contemporaneità si fondono armonicamente. Il senso è quello di una marcia, di una lunga processione umana, che procede con un ritmo energico, pulsante di un respiro che si può immaginare prosegua anche fuori dal tempo. Scivolando sulle onde dell'arpa e degli archi, improvvisamente scorgiamo una radura romantica, una sorta di largo abbraccio, che suggerisce un'apertura all'amore per superare ogni separazione. Intervengono anche i fiati, in tonalità minore, a rafforzare il bisogno di fusione e di raccoglimento, cui segue il piano in assolo, in un'accorata limpida intensità. Poi la marcia ricomincia, compatta, coerente, sottolineata, oltre che dalle percussioni, anche dal coro di voci femminili e maschili.
La fine tuttavia rimane sospesa: una domanda aperta sul futuro, forse una speranza o l'invito a restare nel mistero.

L'installazione “La luce della trasparenza” di Candida Ferrari ci indica che l'arte, come la natura, può costituire un punto di riferimento fermo per non smarrirci di fronte a tutto ciò che ci fa paura e ci addolora: la precarietà, la fragilità, la sofferenza delle nostre e delle altrui esistenze; la bruttezza e l'ingiustizia che troppo spesso hanno la meglio nel mondo.
Sfidando la corrente, una colonna luminosa di plexiglass si erge verticale come un guizzo prezioso di colore nella materia informe e scura. Dialoga con le colonne del portico accanto, ma quelle sono tante, di marmo e costruite sulla terra; lei invece è sola, apparentemente fragile, ed esposta al movimento continuo, silenzioso, dell'acqua. Tuttavia resiste e sprigiona energia; sembra diffondere calore nonostante la sua trasparenza; non si piega, ma alza invece la sua curvatura verso il cielo.
Quest'opera ci ricorda che la bellezza dell'arte è un faro perennemente acceso, una fiamma che arde disseminando attorno a sé gocce incandescenti.
Seguiamo la sua luce e lasciamoci guidare da lei per attraversare la vastità che ci circonda nel buio della notte, di tutte le notti che ancora ci aspettano.

Come abbiamo imparato dai marinai di ogni epoca e latitudine, alziamo gli occhi al cielo perché le stelle ci orientino nel nuovo viaggio. Grazie all'installazione “Sternstunde- Grande momento” di Regine Ramseier e Roberta Guillén-Ramelli, il cielo però ci sorprende e si rovescia nel Rio, annunciando che è arrivata finalmente l'ora delle stelle, le quali galleggiano a gruppi sulla superficie e, questa volta sotto il nostro sguardo, disegnano una nuova mappa astrale.
Come straordinariamente l'acqua ospita le costellazioni della volta celeste, così anche noi possiamo custodire scintille di luce nella profondità della nostra anima, ed essere allo stesso tempo oscurità e luce.
Con generoso slancio poetico, l'opera delle due artiste ci mostra che anche nei momenti più critici e aspri, nonostante le peggiori avversità, possiamo lasciarci illuminare da squarci imprevisti di gioia, ricordi di momenti felici, riflessi preziosi di vita vissuta: e in verità, solo quando si fa più buio, nel cielo brillano le stelle.