ARTE CONTEMPORANEA

14a Edizione -2018

ARTE SULL’ACQUA
Come una parabola

Quattordicesima edizione
Testi di Donata Negrini


Disorienta, installazione di Lorella Salvagni realizzata con telai in legno e coperte isotermiche - metri 15x15
Foto di Caterina Orzi - Parma

Sospesa tra la superficie dell’acqua e la volta celeste, la scacchiera d’argento e oro libera il suo segreto, mentre vibra al ritmo incostante dell’aria.
Nell’alternarsi fra le ombre e la luce anche il vuoto segna lo spazio, come interlinea di un buio necessario a immettere più densità alla materia, che presto si rivela quella stessa usata per soccorrere chi a lungo rimane in balia del mare e del vento. 
Creata per scaldare o raffreddare, come un mantello luminoso a proteggere la sacralità della vita, ora è sostanza di bellezza e per la sua traslazione nell’arte racconta qualcosa di più.
Attraverso i bagliori intermittenti di questa geometria raffinata, Lorella Salvagni espone liricamente la dialettica fra la prossimità incombente della morte e la passione inestirpabile per la vita: ricomporre la sintesi è operazione che si attiva altrove e Disorienta, come ben sottolinea il titolo dell’installazione. 
Così noi possiamo solo immaginare quei corpi, fragili e dolenti, che sono stati salvati da braccia amiche e dal destino, ma poco oltre - in profondità - intravediamo anche quelli irrimediabilmente inabissati, cui le onde hanno tolto il respiro. Sottile è il confine tra la speranza e l’orrore; in ritardo di qualche battito è il tempo che si incunea verso il futuro, o si arresta drammaticamente per sempre.
L’acqua può trasportare o frenare, rigenerare o travolgere, innalzare o sommergere: l’opera di Lorella Salvagni ci pone di fronte a questa tragica scommessa, superandola attraverso la rete accogliente della luce che, come una laica preghiera, unisce le radici e le stelle di ogni cammino.

Liquida, opera musicale di Barbara Rincicotti
Come i marinai nell’antichità si servivano dell’astrolabio e dell’alemna per misurare la distanza dei corpi celesti fra loro e dal mare, orientandosi durante il viaggio con lo sguardo verso la notte, così l’opera musicale di Barbara Rincicotti consegna a due tracce indipendenti, e tuttavia in profonda corrispondenza, la rivelazione del suo sentirsi contemporaneamente qui e per sempre.
Nella prima, dal titolo Liquida, un arpeggio ripetuto e aereo di strumenti a corde sembra sorvolare con ampie spirali il sottofondo ritmico e armonico che si ripropone nella sua solida pienezza: è il senso di un pellegrinaggio dell’anima e della sua levità, se pure nell’incontro con la storia individuale, che invece ha bisogno di una forma e di una fisicità precise.
Nella seconda traccia, dal titolo Corrente, protagonisti assoluti sono due pianoforti che dialogano fra loro: uno esegue sempre lo stesso, incalzante, tema; l’altro si apre all’improvvisazione, affidando alla creazione del presente una voce narrante che si esprime più volte con nostalgia in tonalità minore. Sono variazioni intime a una melodia senza nessuna fuga in avanti, discese e salite che sgorgano improvvise, come schiuma, e poi si disperdono.
Entrambi i pezzi, alternandosi senza tregua in un’unica liquida corrente, descrivono un’euritmia perfetta, dove convivono incredibilmente il fluire del tempo e l’essenza, lo sbocciare squillante dei fiori a primavera e il soffio inclemente degli alisei, sempre in direzione del tramonto.


Proprio come noi, installazione di Lorella Salvagni

Ignoto è l’esito del nostro andare. Per spronarci ad avanzare con più coraggio, spesso visualizziamo davanti a noi una sorgente luminosa, poco importa che sia reale o solo immaginata. 
E’ il faro che annuncia la costa o il porto; è un nucleo di fiamma che sovrasta, nonostante tutto, la corrente del tempo.
Sappiamo che, in vista di ogni meta, l’intero viaggio non procederà linearmente, ma piuttosto disegnerà una parabola, che inizierà con dolcezza, poi all’improvviso s’impennerà e, quando la bussola sembrerà diventare inaffidabile, raggiungerà il suo climax, chiamando a raccolta tutte le nostre energie.
Infine declinerà verso il punto di approdo, scivolando con gradualità e liberandoci dalla tensione.
Ma per qualcuno la parabola del viaggio si schianta, proprio come una vertigine. 
Allora si resta intrappolati nella materia inerte – fango, palude o sabbia – oppure si rischia il naufragio, soffrendo la fame e la sete, e invocando un aiuto, dalla terra o dal cielo.
Sotto la Pescheria di Levante di Giulio Romano, Lorella Salvagni ci mette alla prova e ci chiede di visitare l’imminenza della fine, conducendoci in uno spazio costretto, buio, soffocante, senza vita. Non siamo però completamente sole: code di balene emergono dalla sabbia e ci ricordano che anche loro – proprio come noi – hanno bisogno di solidarietà, di cura e di protezione. Sono avvolte dalla stessa pellicola d’oro e d’argento che si specchia più in basso. 
Poco oltre l’altra Loggia intravediamo, immersa nel Rio, la luce che ci può salvare e che risplende per tutte le creature del mondo, nel loro ugualmente inesausto migrare.