ARTE CONTEMPORANEA

16a Edizione -2020


Particolare dell'opera di Jukhee Kwon

READING e MUSICA DAL VIVO
sul RIO 2020


Reading: Le Voci del grande fiume
Diego Fusari e Italo Scaietta,
alla chitarra classica Daniele Randon


Laster Trio: Elena Terragnoli (flauto traverso) Enrico Terragnoli (chitarra)
Sbibu (percussioni)


Viera Dzavikova e Serena Martini (violino), Enzo Perboni (violoncello)


Thomas Sinigallia (fisarmonica)

ARTE SULL’ACQUA

Sedicesima edizione
Installazioni di Lorella Salvagni e Jukhee Kwon
Testi di Donata Negrini


Un ponte sospeso fra cielo e acqua di Lorella Salvagni mt. 16 x 16


Vele di parole installazione di Jukhee Kwon - lungh. metri 12

Sono gli eventi imprevisti che, senza annunciarsi, ci restituiscono il senso profondo del nostro quotidiano fluire: grazie alla rottura provocata da un’irruzione improvvisa nell’apparente ciclicità del vivere, ci ritroviamo fuori dalla traccia sempre uguale del perimetro delle nostre certezze, e ne comprendiamo istantaneamente la desolante fragilità. In questo 2020 abbiamo sospeso il respiro di fronte all’assalto di una paura ignota e abbiamo pianto insieme a chi è stato attraversato dalla scossa oscura, come di un terribile terremoto, in grado di sbriciolare tutto in macerie, in pochi istanti. Oggi ci sembra di abbandonarci cautamente alla corrente del presente, sotterranea sorgente di un movimento lento, capace tuttavia di farci tornare a galla.

Per la sedicesima edizione il numero 2020 si è quasi imposto, con la sua simmetria speciale e dolorosa, perché noi - l’umanità, la storia - questo anno non lo dimenticheremo: il disorientamento, il mistero e la prossimità di un buio che ci era sconosciuto sono penetrati profondamente nelle nostre esistenze, e ora convivono costantemente con noi. Ma anche se questa inedita compagnia segna il confine di una precarietà sempre in agguato, noi resistiamo, confermando la nostra presenza sul Rio, come ogni anno, a settembre, con nuove installazioni, con originali parole e con musica dal vivo, nella ricerca rinnovata di quell’energia unica che si sprigiona dal miracolo dell’arte.

L’installazione di Lorella Salvagni compone materialmente un inno alla speranza: “Un ponte sospeso fra il cielo e l’acqua” - questo è il suo titolo - delinea tre successioni di archi luminosi sull’acqua, come se fossero salti gioiosi verso l’infinito. Nella loro regolarità, nel loro geometrico richiamarsi, sussumono la legge che, appena sopra, gli archi dorati delle logge di Giulio Romano affermano con solidità: in questo intenzionale rimando si percepisce forte l’eco dell’arte rinascimentale nella sua splendida maturità, che gioca a trasformare la materia in potenza e a rivestirla di sensualità. Qualcosa eccede anche nel Rio: la luce si specchia e interviene a continuare la linea di ogni arco in un cerchio, di cui la metà prosegue nell’acqua. E’ solo un’illusione, è immateriale, ma esiste; noi la vediamo, anche se fisicamente non c’è. Non importa se otteniamo la pienezza con una finzione: abbiamo bisogno di superare quello che la realtà non ci dà - o ci porta via - ricreando con la nostra immaginazione quella bellezza che appaga la nostra anima.
Il ponte collega, unisce e ci conduce a superare le avversità; ci sostiene anche quando corriamo il pericolo di cadere perché ci avventuriamo oltre le sponde della nostra esperienza.
Il movimento dalla terra al cielo, nell’opera dell’artista, suggerisce una danza che libera lo slancio dell’ascesa dalla gravità, e lo potrebbe ripetere senza fine, quasi rigenerandosi da sé con un’energia inarrestabile.

Nell’installazione di Jukhee Kwon, “Vela di parole”, il materiale prescelto dall’artista coreana è la carta di vecchie enciclopedie: destinata alle soffitte o al macero, qui invece essa riprende vita e viene manipolata, tagliata, assemblata; infine si trasforma per diventare opera.
Su quelle stesse pagine si era accumulato e tramandato il sapere di una tradizione consolidata e sedimentata nel tempo; ora esso si dissolve per tradursi attraverso un diverso codice: nella prassi artistica, che assume una specificità quasi meditativa, non teme di misurarsi audacemente con il passato e di dargli una nuova possibilità.
Per superare la pesantezza dello status quo, è necessario dunque togliere l’ancora e dispiegare la vela della conoscenza verso nuovi orizzonti: l’albero maestro arriva a coincidere con la verticalità della Loggia giuliesca, cui si saldano queste tre cascate di parole per essere trasportate lontano, viaggiando sull’acqua del Rio
La consistenza della carta acquisisce allora una leggerezza raffinata e preziosa, che cambia continuamente forma, interagendo con il vento e con la luce. Nella prospettiva riflessa sull’acqua sarà, forse, una germinazione di bagliori intermittenti, disseminati come tre lunghe scie di morbide vibrazioni.